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a cura del prof. Roberto Ripepi
POSTURA E DOLORE LOMBARE: UN PROBLEMA DA NON
SOTTOVALUTARE
Con questo articolo
cercheremo di dare, in modo estremamente esemplificativo e sommario, una
panoramica sui problemi inerenti la postura e le conseguenze di questa sul
rachide lombare in riferimento alle attività ginniche svolte comunemente in
palestra.
Nell'individuare le
cause e la genesi del dolore, senza soffermarci nei particolari
anatomo-fisiologici, possiamo considerare il rachide lombare, ed in modo specifico
la cerniera lombo sacrale, uno dei segmenti più soggetti a sollecitazioni
dell'intero sistema muscolo scheletrico.
E' proprio in questo
punto di passaggio delle linee di forza che si ripercuotono i cambiamenti di
postura dovuti sia ai movimenti attuati con la parte superiore del corpo che
con quella degli arti inferiori.
E' difficile attivare
una qualsiasi catena cinetica senza in qualche modo coinvolgere le strutture
muscolo tendinee e articolari del rachide lombare.
Quando nasce il
dolore?
Il dolore nasce quando
c'è un danno reale o potenziale di un tessuto, causato da ripetute e anomale
sollecitazioni meccaniche. I nocicettori, organi sensoriali che percepiscono le
sollecitazioni nocive,. informano il sistema nervoso centrale che decodifica
gli stimoli sotto forma di dolore. La possibilità di avere questo tipo di
informazioni, dipende dalla presenza più o meno massiccia e dalla eccitabilità
dei nocicettori che si concentrano in
modo particolare in zone specifiche delle articolazioni vertebrali.
Il più delle volte, si
verifica una "sommazione" di queste rilevazioni sensoriali
provenienti in primo luogo dal punto specifico dove si genera il dolore (radice
nervosa, disco intervertebrale, legamenti o faccette articolari) e poi dalle
risposte antalgiche muscolo tendinee riflesse che generano una sorta di
congestione muscolare (poca circolazione sanguigna, produzione di agenti
chimici che causano dolore).
I difetti posturali
sono il più delle volte responsabili del verificarsi di questo meccanismo nei
casi in cui, per abitudini scorrette di vita quotidiana, il centro di
equilibrio corporeo (baricentro) si sposta dalla posizione fisiologica.
Consideriamo, in
questa sede, la postura in riferimento alle attività comunemente svolte in
palestra allo scopo di dare, seppur in modo molto sintetico , qualche consiglio
utile per evitare gli inconvenienti che portano all'allontanamento dai centri
fitness.
E' importante, nel
nostro caso, considerare la postura in relazione alla dinamicità degli esercizi
svolti, per prevenire così il dolore lombare. A tal proposito, solo negli
ultimi tempi, ai tradizionali studi biomeccanici della postura, se ne stanno
sviluppando altri sull'aspetto più compiutamente dinamico delle
"posizioni" del rachide , considerando la postura stessa come un
fenomeno attivo che rientra più nel grande capitolo delle capacità di controllo
e coordinazione del movimento. Non si tratta ormai di insegnare soltanto delle
posture fisse, che da sole hanno poco significato, bensì si deve educare una
gestualità complessa, proponendo un nuovo e più economico modo di muoversi.
La prima cosa da
esigere da un programma personalizzato in palestra è la gradualità dell'impegno
fisico che deve essere minimo nelle prime due sedute e deve comprendere
preferibilmente attività aerobiche (bicicletta, tappeto rotante), seguite da
esercizi di allungamento muscolare e di mobilità articolare, il tutto
intervallato da sufficienti pause di riposo. Esercizi di ginnastica a corpo
libero per la tonicità dei muscoli addominali e paravertebrali devono
accompagnare questa preparazione aerobica allo scopo di attivare le componenti
muscolo tendinee e articolari che, in condizioni di ipoattività, si presentano
impreparate a sopportare stimoli di sovraccarico funzionale. Non deve mai prevalere
il lavoro dei muscoli addominali rispetto ai loro antagonisti. L'eccessivo
allenamento di questi a discapito dei muscoli paravertebrali, estensori della
colonna, comporta uno squilibrio funzionale notevole che modifica la postura in
flessione anteriore con gravi conseguenze ai dischi intervertebrali o alle
faccette articolari. Fondamentale è
anche l'allenamento prioritario degli arti inferiori, attraverso, per esempio,
esercizi al leg extension o alla spalliera svedese, utili per fornire alla zona
lombare una adeguata stabilità dei segmenti ad essa inferiori. Da questi
piccoli accorgimenti iniziali, che aiutano l'organismo ad attivarsi e a
prepararsi per migliori risposte di compenso ai vari movimenti, dipende la
possibilità di ridurre l'insorgere del dolore lombare nel resto del programma
di lavoro. E' come dare all'organismo un preavviso, con il giusto anticipo,
affinché sia pronto a subire sollecitazioni per lui inusuali, affinando nello
stesso tempo le conoscenze propriocettive e gestuali della colonna vertebrale.
A questo punto è
possibile cominciare a svolgere un lavoro agli attrezzi o con i pesi, preceduto
in ogni caso da un adeguato riscaldamento generale e specifico: almeno 10
minuti di bicicletta, esercizi con il bastone di legno per l'articolarità
scapolo omerale e vertebrale, allungamento muscolare generale. Nel lavoro con
manubri e bilancieri è consigliabile evitare lo sbilanciamento del busto troppo
avanti o troppo indietro. In questi casi può essere utile, almeno all'inizio,
usare esclusivamente attrezzature isotoniche. Gli esercizi con pesi liberi
devono essere svolti avendo un appoggio anteriore o posteriore del busto su una
panca o alla parete, nell' esecuzione, per esempio, delle alzate laterali o
frontali, delle flessioni delle braccia, del rematore ecc.
Per quanto riguarda le
attività di aerobica o step è consigliabile evitare il saltello ripetuto o
l'esecuzione degli esercizi in attitudine "rilassata". E' più
opportuno svolgere lezioni, specialmente allo step, che siano simmetriche dal punto
di vista funzionale e quindi ripetano i passi sia a destra che a sinistra.
L'evoluzione delle coreografie, infatti, tendono, negli ultimi tempi, ad essere asimmetriche, favorendo il lavoro
della parte destra del corpo e quindi causando una sorta di sbilanciamento
funzionale che non è avvertibile in modo cosciente ma può ripercuotersi sulla
stabilità lombare.
Ogni seduta di
allenamento dovrebbe essere seguita da qualche minuto di "scarico"
delle compressioni discali, magari nella posizione supina con le gambe prima in
appoggio su uno sgabello, poi in flessione forzata al petto e poi distese in
appoggio alla parete.
Non è certo in questa
sede poter trattare il problema in tutti i sui aspetti particolari, che, oltre
tutto, comportano diversi punti di vista, ma siamo certi che cominciando dal
poco che abbiamo evidenziato, con l'aiuto, sicuramente più efficace, del
proprio istruttore di fiducia è possibile raggiungere gli obbiettivi che vi
siete proposti andando in palestra senza essere frenati o bloccati da un
problema che con le dovute attenzioni è facilmente prevenibile.
Prof. Roberto Ripepi